Crudismo: pro e contro

Lug 25, 16 Crudismo: pro e contro

Il crudismo o Raw Food è una tendenza che va molto di moda negli USA, grazie alla sua diffusione tra le celebrità di Hollywood. Esso prevede il consumo di alimenti crudi o cotti ad una temperatura che non superi i 40-45° C, escludendo qualunque alimento sottoposto a raffinazione, processi industriali ed aggiunte di additivi e conservanti.

Esistono diverse forme di crudismo, ma la più diffusa è senz’altro quella vegana, che può includere una selezione di frutta cruda, verdura, noci, semi ed altri alimenti, escludendo categoricamente prodotti di origine animale.

Ma perché sostenere questo regime alimentare così estremamente rigido ed impegnativo?

Elementi a sostegno di tale alimentazione sono numerosi, di cui di seguito ne vediamo alcuni:

  • Prevenzione delle malattie degenerative e rallentamento degli effetti dell’invecchiamento, grazie all’azione degli antiossidanti
  • Rafforzamento della flora batterica
  • Il consumo di cibi crudi fa in modo che gli enzimi contenuti in essi non siano distrutti, facilitando così il processo digestivo.
  • La digestione di alimenti cotti causa un aumento di globuli bianchi nel sangue con il fine di favorire la digestione, ma ciò va a discapito della funzione immunitaria
  • Valori nutrizionali dell’alimento intatti, tra l’altro privi di prodotti tossici generati dalla cottura, come le nitrosammine

Una metanalisi di studi scientifici condotti tra il 1994 ed il 2004 evidenzia un rischio inversamente proporzionale tra lo sviluppo di alcuni tipi di cancro ed il consumo di verdura sia cruda che cotta. Nello specifico, i benefici maggiori si riscontravano dal consumo di cibi vegetali crudi.

Piccoli studi clinici mostrano che una dieta prevalentemente crudista è in grado di potenziare alcuni pathway di detossificazione dell’organismo. Uno studio tedesco ha collegato questo tipo di alimentazione ad un rischio minore di cancro al seno e ad un miglioramento di ipertensione ed obesità; inoltre migliora anche i sintomi di fibromialgia e di artrite reumatoide. Nel 2008 uno studio della Columbia University ha dimostrato un significativo miglioramento della qualità della vita e dello stato emotivo di partecipanti ad uno studio che si fondava sul consumo di una dieta crudista.

D’altro canto, gli effetti di questa alimentazione non sono tutti positivi. Diversi sono i lavori che evidenziano i rischi del crudismo vegano: questo tipo di dieta è stato associato, talvolta, ad una densità ossea più bassa, meteorismo, flatulenza, amenorrea totale o parziale nelle donne, deficit di vitamina D e vitamina B12, specie nei bambini.

Inoltre, questa alimentazione è associata a lungo termine con livelli più bassi di colesterolo LDL e trigliceridi, ma anche ad una omocisteinemia più alta e a livelli di colesterolo HDL più bassi. Poiché il licopene ed il beta-carotene sono composti più facilmente assimilabili se l’alimento che li contiene viene cotto, anche i livelli di questi due antiossidanti sono sensibilmente più bassi nei crudisti rispetto a chi segue un’alimentazione basata anche su cibi cotti.

Inoltre dal punto di vista igienico, la dieta crudista è un vero disastro.

La presenza di parassiti in alcuni alimenti è inevitabile e per tale ragione donne incinte e pazienti immuno–depressi non possono seguire una tale alimentazione.

Dott.ssa Assunta Petrazzuolo

Biologa Nutrizionista


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