Intervista a Maria Nunzia, insegnante di danza classica

Mag 10, 13 Intervista a Maria Nunzia, insegnante di danza classica

Buongiorno, cari lettori. Oggi siamo con Maria Nunzia, insegnante di danza classica. Ho avuto il piacere di averla come insegnante per la maggior parte degli anni in cui ho studiato danza ed ho scelto di intervistarla per voi in quanto credo che sia l’esempio perfetto di come vadano gestite molte delicate questioni all’interno delle scuole di danza.

Ciao Maria Nunzia. Quando hai cominciato a studiare danza classica e come è nata questa passione?
Come molti bambini, a dire il vero, ho iniziato perché mi ci hanno portato. Dai racconti dei miei genitori, pare che ero molto attratta dalla danza; vedevo le esibizioni in tv e cercavo di imitarne i gesti e le movenze ma suppongo, né più né meno di quanto facciano in maniera spontanea tutti gli altri bimbi. Ricordo perfettamente che il mio primo giorno di scuola, alla prima elementare, è stato anche il primo a danza con un sodalizio che è perdurato nel tempo a quanto pare. La passione, però, è sopraggiunta dopo e neanche troppo presto, più o meno a 11 anni. È stata a quell’epoca che ho capito che la mia dedizione ed il mio sacrificio non erano solo il frutto del senso del dovere ma erano mossi da un fuoco infinitamente più forte: la Passione.

Quando hai cominciato a pensare di insegnarla e cosa ti ha spinto ad intraprendere questa carriera?
Nella mia scuola di danza, quando si giungeva ai corsi più grandi, prossimi al diploma, si dava la possibilità alle allieve più meritevoli, di sperimentare l’esperienza formativa del tirocinio. Il direttore artistico selezionava un’allieva per ogni disciplina ed a quell’epoca studiavamo oltre al classico, anche jazz, tip tap e flamenco. Ricordo che per un eccesso di umiltà o chissà, per mancanza di fiducia nelle mie possibilità, in quell’occasione, dopo la lezione, me ne stavo andando direttamente a casa, convinta che l’argomento non mi avrebbe minimamente toccata. Fu una mia amica a tirarmi nell’ufficio, con una certa forza direi. Così il direttore assegnò per ogni disciplina una tirocinante, lasciandosi per ultima la nomina per il classico. Quando disse: “ penso che tutti quanti sarete d’accordo sul fatto che per il classico non si può che scegliere Maria Nunzia capii che in molti credevano in una mia predisposizione. È stata una delle esperienze più belle della mia vita che ricordo con più piacere perché inaspettata, senza considerare poi, che da lì a qualche settimana, non so per quale motivo, diventai la tirocinante per tutte le discipline. È stato da quel momento in poi che ho iniziato a vedermi come un’insegnante , a 17 anni.

Ogni insegnante e formatore ha una grossa responsabilità sui propri allievi. Come vivi la tua?
La vivo con la stessa passione di sempre. La danza mi ha insegnato che la disciplina, la consapevolezza dei propri limiti, il senso del sacrificio per superarli, ma soprattutto, la dedizione irrorata dall’amore verso quest’arte, restano l’arma vincente, quello che fa crescere e migliorare. Uso tutta la mia persona per trasmettere questi valori nei quali credo profondamente e che tra l’altro sono anche utili nella vita. Sono determinata nel richiedere il massimo dell’impegno possibile ad ogni mia allieva. La mia responsabilità stà soprattutto nel cercare di plasmare il loro modo di vedere i propri limiti, non come un muro insormontabile, ma come una prova da superare con la costanza ed il sudore. Devono imparare ad osservarsi tra loro non per invidiarne i pregi ma come spunto per crescere. Ognuna di loro ha una sfida aperta con se stessa e ciò che conta è quanto, rispetto al giorno prima, siano cresciute, non quanto siano più o meno brave rispetto alle compagna. La ricompensa arriva, ma ci vuole pazienza quando si lavora col corpo, è evidente che non è come imparare una pagina di storia in cui basta sedersi e ripetere. Questa è una’altra virtù che insegna la danza, la pazienza. La mia responsabilità stà nel fare di questa disciplina anche un modo d’essere che gli allievi si ritroveranno per sempre.
 

Tu sei laureata in psicologia. Quanto credi che la tua formazione influisca sul tuo lavoro di insegnante di danza e perché? 
Non so dirti quanto ciò che ho appreso o che avrò ancora da apprendere vengano dalla formazione universitaria o da quella sul campo, dall’esperienza. I confini dell’una e dell’altra diventano sfumati e si influenzano reciprocamente e questo penso sia positivo.

La danza è una disciplina molto particolare per diversi motivi. Uno di questi è che è strettamente legata al corpo, per due aspetti: uno prettamente tecnico, l’altro estetico. Quanto credi che la bontà di un’esecuzione dipenda dalla forma fisica del danzatore?
Il discorso estetico, nei termini della forma fisica, non è eluso dall’attenzione del ballerino e di chi studia danza così come accade per gli sportivi ad esempio. Che la cura del proprio corpo passa attraverso ciò che mangiamo non è certo una novità. Evitando gli eccessi, in abbondanza come in limitazione in quanto entrambe dannose, insieme all’attività fisica (e la danza fatta bene è un’attività fisica che fa consumare parecchie calorie!!!) ciò che resta è il proprio corpo sano e bello. Nelle scuole private è facile trovare dei corpi che non rispecchiano in tutto l’ideale del ballerino sia in termini di doti che di forma fisica, non si pretendono corpi filiformi, come richiesti magari dagli enti lirici ma questo non significa che non debbano essere curati nel rispetto della propria costituzione fisica. Un corpo per costituzione può essere molto magro pur mangiando nella norma, ma non si può pretendere lo stesso dagli altri che per raggiungere quello stesso standard dovrebbero perdere massa magra danneggiandosi e basta. La danza fatta da un corpo con molto sovrappeso può diventare snervante in quanto muscoli e giunture ossee faticano il doppio, magari con risultati poco gratificanti. Però a proposito della bontà dell’esecuzione, mi sono capitate allieve che in sede di esame ad esempio, nonostante fossero un po’ in sovrappeso, coglievano l’attenzione della commissione per le loro capacità tecniche ed espressive, facendo passare l’estetica in secondo piano ma “MAI” mi è capitato di vedere allieve il cui corpo bellissimo ha fatto passare in secondo piano l’aspetto tecnico.

Come si fa, secondo te, a trasmettere la cura per la propria salute ed il proprio corpo come gesto d’amore verso se stessi e la disciplina, senza che l’allievo si senta sotto pressione per via della forma fisica?
Vedi, devo riconoscere che proprio dalla psicologia, deriva l’estremo tatto con cui cerco di affrontare l’argomento. Se una ragazza non riesce ad astenersi da certe abitudini alimentari, diventa assolutamente controproducente farglielo notare in maniera pedante in quanto tale ridondanza nella richiesta potrebbe ingenerare frustrazione e senso di inadeguatezza sicuramente non funzionali al cambiamento del proprio stile alimentare senza considerare che il più delle volte l’effetto è opposto. Spesso è lo stile alimentare di tutta la famiglia ad essere scorretto per cui basta invitare i genitori a migliorare le loro abitudini ed anche l’allieva ne trae giovamento. Generalmente quando un’allieva inizia a dimagrire tendo a complimentarmi, a farle arrivare un senso di attenzione e di vicinanza da parte mia , ad innalzare la sua autostima ricordandole che è stata davvero brava a prendersi cura del suo corpo così come ha fatto. Penso sia altrettanto utile , far passare l’idea che la corretta alimentazione più che giovare l’aspetto giova le prestazioni in quanto l’energia aumenta e con essa il buon lavoro. In questo modo allontaniamo l’attenzione dall’ago della bilancia focalizzandola sull’attività fisica che rimane il fulcro su cui poggia questa disciplina

Quali sono, secondo te, le caratteristiche umane che un buon insegnante di danza dovrebbe possedere?
L’insegnante è una persona ed in quanto tale ha un proprio carattere, una propria personalità con i suoi pregi e difetti naturalmente, un proprio stile d’insegnamento anch’esso con lati positivi e negativi. Nel rispetto della diversità ciò che non dovrebbe mancare è l’amore smisurato verso ciò che si insegna. Perché ho amato la matematica??? Perché ho avuto un’insegnante che non si stancava mai di dare spiegazioni e di farcela capire in ogni modo possibile. Non diceva certo “ io amo la matematica” ma quella sua passione passava attraverso la sua voce, attraverso il suo entusiasmo e noi percepivamo che anche i numeri potevano emozionare. Nella danza l’emozione è racchiusa in ogni gesto e la tecnica diventa come i numeri della matematica, bisogna usarla con sapienza, con attenzione e concentrazione ma per fare questo bisogna amarla. L’insegnante deve essere instancabile ed entusiasta , deve avere una passione tale da arrivare dritto al cuore degli allievi. Questo dà loro tantissima energia e diventano lo specchio della loro stessa insegnante. Io danzo attraverso ognuno dei miei allievi, ogniqualvolta le nostre energie si incontrano ma perché questo avvenga, bisogna camminare insieme.

Quali sono, secondo te, i più grossi tre errori che un buon insegnante di danza dovrebbe evitare di commettere?
Un errore può essere rassegnarsi di fronte ai limiti degli allievi. Il fatto di avere a che fare con fisici non sempre dotatissimi ci pone di fronte a grandi sfide ( è tutto molto più semplice quando le allieve hanno rotazione, collo piede, gambe alte ecc…) in quanto per superarli c’è bisogno di tanto lavoro e collaborazione sia da parte dell’insegnante che le deve provare proprio tutte perché l’allievo applichi le tecniche per migliorare, sia da parte dell’allievo che deve essere disposto ad un sacrificio maggiore. Quando l’allievo percepisce che l’insegnante non crede in una possibilità di cambiamento , perde fiducia in se stesso e non lavora al massimo delle sue possibilità. Anche accontentarsi del lavoro svolto secondo me è un limite. Penso che agli allievi bisogna trasmettere l’idea che esiste sempre un margine di miglioramento anche quando si fa già un buon lavoro. Infine, nel rapporto interpersonale insegnante-allievo, penso non si debba cadere né nell’autoritarismo, né in un rapporto eccessivamente amichevole. L’insegnante è una guida che ammonisce, incoraggia, che deve dare e ricevere rispetto. L’allievo che entra in sala e non vede nell’insegnante una figura autorevole, facilmente si rilassa e si lascia andare, al contempo di fronte ad un’insegnante che incute timore, o abbandona o tende a rendere meno rispetto a quanto potrebbe fare in una condizione meno rigida.

Fra gli insegnanti di danza con cui hai studiato, c’è qualcuno che ti è di ispirazione nel tuo lavoro e per quali virtù?
Naturalmente mi porto nel cuore l’insegnante che ha praticamente steso le basi della mia formazione e con la quale tra l’altro ho ora la fortuna di collaborare, la maestra Ilia. Scavando nei miei ricordi di allieva, ricordo che mi piaceva il suo modo di scendere nei particolari che diceva e ripeteva fin quando non percepiva che il concetto era chiaro per tutti o quasi. Con lei ho capito quanto meno importante fosse la predisposizione fisica rispetto ad un cervello usato con intelligenza e rispetto alla forza di volontà. L’ho presa alla lettera ed ho fatto bene, è una cosa che non dimentico mai di ricordare anche ai miei allievi. Non si può non restare incantati di fronte a Maestri con tantissimi anni di attività come Arnaldo Angelini o Giuliana Penzi (quest’ultima, purtroppo non più tra noi) quando con giacca e cravatta il primo,tubino, tacchetti e collanina di perle la seconda, messi in sala insegnavano -ed Angelini ancora insegna- sia a danzare che a vivere. Ricordo ancora i giri del maestro fatti con scarpe di suola e cravatta e giacca al vento così come la minutissima Sign.ra Penzi intenta a cavare un’anima da ogni gesto delle braccia e delle mani. In questo modo vedi la danza come una specie di linfa che non ti tiene semplicemente in vita ma lo fa dando luce e sapore al tuo essere, è presente in tutto ciò che fai, che pensi e che dici. Da ogni insegnante si può prendere tanto e non solo osservandone i pregi ma anche i difetti, la stessa tirocinante di turno può avere del buono da trasmettere ed io ho sempre cercato di attingere da tutti quelli che ho conosciuto. D’altronde nella vita, pur avendo cent’anni di esperienza, si è sempre all’inizio del sapere ed io mi sento al primo goccio.

Io e tutti i lettori di alimentazionestrategicab.altervista.org ti ringraziamo per il tuo prezioso contributo
Grazie a voi , è stato un piacere.


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